Per la serie “l’apocalisse si avvicina” e #soloBelleNotizie,

Ecco a voi un nuovo problema:
Abbiamo in casa, al momento in alcune parti della Toscana, soggetti portatori del gene NDM-1.

Nella regione infatti si sta manifestando il fenomeno dell’imprevisto aumento di positività al gene rilevato tra fine 2018 e inizio 2019 tra i pazienti degli ospedali toscani.

Il fenomeno – secondo quanto riferito da Regione Toscana – sta interessando in particolare l’Area Nord Ovest dove ci sono 350 pazienti positivi al gene Ndm, di cui 44 infetti.

Che roba è? E sopratutto che ce ne frega?
Ce ne deve fregar abbastanza perché è una brutta bestia.

#spiegone

NDM-1 si riferisce ad un gene che esprime una proteina, in questo caso la proteina è chiamata New Delhi metallo-ß-lattamasi-1. Questo gene è stato isolato in un paziente svedese di origine indiana che ha viaggiato in India nel 2008.

Come si è trasmessa questa Proteina?

Attraverso un Plasmide, ovvero un pezzo di materiale genetico che viaggia tra un batterio e l’altro in fase di replicazione, ogni tanto sono pezzi inutili che non portano a nulla, in altri casi portano caratteristiche genetiche che possono rafforzare i nuovi batteri. Il plasmide contenente il codice genetico per NDM-1 si è spostato da un ceppo di batteri a un altro attraverso un processo noto come trasferimento genico orizzontale (HGT).Queste mutazioni avvengono in modo assolutamente casuale, ma sfortunatamente per noi i batteri si moltiplicano molto velocemente, e quindi la statistica non è nostra amica.

Ok,abbiamo capito, ma questa proteina cosa fa?

La proteina stessa non causa malattie, ma ha il potenziale per cambiare le caratteristiche fondamentali dei batteri rendendoli resistenti agli antibiotici.
Immaginiamo: il batterio ha la sua fabbrica interna, questa fabbrica, in base alle informazioni dei geni costruisce “prodotti”; uno di questi “prodotti” è un Enzima. (avete visto tutti “siamo fatti così, vero?) Gli enzimi sono proteine che hanno compiti diversi , possono trasportare sostanze o informazioni, legarsi ad altre proteine, costruire composti, oppure , come in questo caso “tagliare”. Avendo il suffisso – ASI il nostro enzima taglia/distrugge un legame proteico o chimico.
Sfortunatamente per noi questo legame è il principio attivo di uno dei nostri antibiotici usati come “ultima speranza” in caso di infezioni particolarmente bastarde, i Carbapenemi.
I carbapenemi sono una classe di antibiotici beta-lattamici che sono in grado di uccidere la maggior parte dei batteri inibendo la sintesi di uno dei loro strati della parete cellulare. Sono antibiotici abbastanza “nuovi” perchè sono stati sviluppati per superare la resistenza agli antibiotici beta-lattamici di prima generazione.

Ma, quali batteri sono interessati da questa mutazione?

Principalmente due:
L’Escherichia Coli e la Klebsiella Pneumoniae. Due piccoli infami molto pericolosi perchè artefici della gran parte delle infezioni urinarie complesse e delle polmoniti ospedaliere in pazienti sensibili quali bambini, anziani, gravide, immunosensibili o compromessi.

E se questi antibiotici non funzionano più ne abbiamo altri vero?

Se anche i Carbapenemi iniziano a non essere più efficaci, faccio un esempio, una donna gravida che si piglia un’infezione urinaria multiresistente che coinvolge i reni, semplicemente NON È PIÙ CURABILE senza mettere in pericolo il feto.
È la cosa è MOLTO PREOCCUPANTE.

Perchè i batteri diventano resistenti molto più velocemente di quanto noi possiamo introdurre nuovi farmaci
Mettiamo in chiaro una cosa, chi ha batteri con il gene magari NON svilupperà infezioni, ma diventa veicolo di malattie lo stesso trasferendo la resistenza da batteri innocui ad altri patogeni.

Quindi cosa possiamo fare?

Al momento, l’unico modo per combattere la diffusione di batteri che esprimono NDM-1 è attraverso le seguenti misure:

  • sorveglianza sui nuovi casi
  • identificare e isolare rapidamente i pazienti con i batteri resistenti
  • disinfezione completa e metodica delle attrezzature ospedaliere
  • seguire compulsivamente le procedure di igiene delle mani negli ospedali

Finora, i pazienti con infezioni correlate all’NDM-1 sono stati trattati caso per caso, con una combinazione di farmaci, ma sono disponibili pochi trattamenti orali efficaci e non tutti sono disponibili per molte delle infezioni causate dall’NDM-1.

Quindi cari miei.
Attenzione.

L’era della Pre penicillina si avvicina.

Ding dong!

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