A quasi 20 anni dall’epidemia di SARS un nuovo patogeno si affaccia dall’Oriente.

Forse molti di voi si ricorderanno della SARS – “Severe acute respiratory syndrome” che nei primi anni 2000 scaraventò l’opinione pubblica in una quasi isteria di massa.
Nota personale, in quegli anni stava iniziando la mia carriera universitaria e proprio con la SARS iniziai a dilettarmi di epidemiologia di massa e di monitoraggio e controllo delle malattie infettive.
Buttiamoci in questa retrospettiva che servirà ad introdurre l’argomento fresco fresco.
I Coronavirus, queste bestiacce sono virus ad RNA con filamento SINGOLO a senso positivo ovvero si sviluppa in senso 5′ → 3′ sulla base degli atomi di carbonio dello zucchero di riferimento, hanno un nucleocapside,ovvero la struttura di sostegno, a simmetria elicoidale. La dimensione genomica dei coronavirus varia da circa 26 a 32 kilobasi , la più grande per un virus RNA. Sono quindi organismi che nella loro semplicità hanno una forma ed una dimensione considerevole.
Il nome “coronavirus” si riferisce all’aspetto caratteristico dei virioni al microscopio elettronico che bidimensionalmente appaiono come un cerchio con creste che possono ricordare la corona di un re o la stessa corona solare con i suoi sbuffi . Questa forma è data dai peplomeri del picco virale che sono proteine che caratterizzano la superficie del virus e determinano il tropismo dell’ospite, ovvero chi, cosa e come si infetterà.
Le proteine ​​che contribuiscono alla struttura complessiva di tutti i coronavirus sono la superficie (S), l’involucro (E), la membrana (M) e il nucleocapside (N). e agiscono direttamente con il sistema immunitario dell’ospite permettendo diverse reazioni ed azioni
ad esempio ( e qui si va sullo squisitamente tecnico) la SARS ,agiva con le proteine S del attaccate al loro recettore cellulare, l’ enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2)1. Alcuni coronavirus (in particolare i membri del sottogruppo A del Betacoronavirus) hanno anche una proteina più corta che agisce sull’enzima emoagglutinina esterasi (HE)2.

Quindi ricapitoliamo, abbiamo una palla di RNA , piccola ma non troppo, con delle “antenne” che si legano all’ospite, come tutti i virus si insediano nella cellula, la usano come fabbrica per autoreplicarsi , e quando hanno esaurito le risorse la fanno esplodere liberando altri virus perfettamente formati ed attivi che continueranno la loro reazione a catena, esattamente come una reazione nucleare.

Ospite:

Noi, ovviamente, specialmente il sistema respiratorio.

Sintomi:

Principalmente Febbre, alta, sopra i 38° C e tutti gli altri sintomi di tipo influenzale.

Prognosi:

Decisamente Infausta, la Mortalità può arrivare fino al 15 (si QUINDICI) per cento3

Trattamento:

Antivirali (ricordate la corsa al Tamiflu?)4 Idratazione, ventilazione artificiale, tanta fortuna.

Che cosa ci ha insegnato la SARS e quali sono state le sue principali conseguenze?

Numero uno: Ha prodotto EROI, in questo caso un eroe italiano uno dei miei miti personali
Carlo Urbani5 , il medico che tra i primi riconobbe la sindrome, isolò il virus , ideò il sistema di controllo e quarantena, e poi, come fulgido esempio di abnegazione e di romantico eroismo, si ammalò, e morì di SARS, probabilmente salvando migliaia di vietnamiti con il suo lavoro.

Numero due: I sistemi di controllo delle temperature corporee per la detezione precoce di potenziali infetti asintomatici, i banali termometri intrauricolari, fino ad allora pochi, costosi e poco efficaci fecero non uno ma almeno tre salti di generazione in pochi mesi, diventando strumenti affidabili e poco costosi e diventando ESSENZIALI nel contenimento e nel monitoraggio dei sintomi corporei.
Numero tre: l’Utilizzo degli antivirali, che mai come allora furono importanti ed efficaci, salvando migliaia di vite (e facendo fatturare miliardi ma questo è un bel corollario all’assioma)
Numero quattro: il coordinamento internazionale per il controllo delle epidemie attraverso il monitoraggio degli spostamenti e la messa in quarantena.

E dopo la prolissa introduzione veniamo alle news:
“Un nuovo coronavirus identificato dagli scienziati cinesi è la causa di un focolaio epidemico di polmonite nella città centrale di Wuhan” 6.
Il cluster epidemico è stato inizialmente segnalato il 31 dicembre 2019, quando è stato informata la sezione cinese dell’OMS. Le autorità cinesi hanno identificato un nuovo tipo di coronavirus (coronavirus, nCoV), che è stato isolato il 7 gennaio 2020. Sono stati condotti i test di laboratorio su tutti i casi sospetti. Attraverso questi test sono stati esclusi agenti patogeni già noti quali influenza, influenza aviaria, adenovirus, infezione da coronavirus acuta grave (SARS-CoV) e coronavirus del Medio Oriente (MERS-CoV) .
Ora sappiamo perfettamente cosa NON è.
I casi confermati sono al momento (13/01) 41, con il decesso di un paziente con gravi condizioni mediche di base.
Si segnala un nuovo caso in Thailandia, fortunatamente legato ad un soggetto ammalatosi nella città cinese7. I focolai sono dunque collegati,e rappresentano un primo caso di uscita del nuovo ceppo dal territorio nazionale cinese.Secondo le indagini epidemiologiche preliminari, la maggior parte dei casi ha lavorato o frequentato il mercato all’ingrosso di pesce di Huanan. Il governo cinese riferisce che non ci sono prove chiare di un passaggio da persona a persona e che nessun caso di infezione da questo nuovo coronavirus è stato riportato altrove se non Wuhan.
Abbiamo quindi un focolaio epidemico di probabile origine zootica (contagio da animale a uomo) ma senza una trasmissione diretta.
Rimane pertanto un episodio grave, non avendo ancora individuato l’ospite originario, ma al momento non preoccupante.

Quanto può interessare il territorio Nazionale?

Al momento poco o nulla, ma come tutte le epidemie con nuovo agente eziologico non possiamo assolutamente sottovalutarle.
Ovviamente vanno rispettate le linee guida dell’OMS8 ed effettuati test di conferma in ospedale in caso di sospette sindromi respiratorie ignote in soggetti provenienti da zone con focolaio di coronavirus attivo9.

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