“Spari, 90 secondi e verità da nascondere”

ATTENZIONE DA ORA SPOILER SULLA QUARTA PUNTATA DELLA SERIE

Dove eravamo rimasti?
Cartoline precetto
Minatori nudi
Strazianti funerali.

Ma partiamo subito con una puntata , sì di transizione, ma anche molto carica di aspetti psicologici ed emozionali.

Eccolo qui, un secchio di latte munto da una vecchia Babuska; qualcosa mi dice che le emissioni da Cesio-137 del bianco alimento siano nettamente superiori ai 40 Bq/L consentiti per i bambini (Nota sulle unità di misura:un becquerel è l’unità di misura del Sistema internazionale dell’attività di un radionuclide, come appunto il cesio-137, che equivale a un decadimento al secondo).
Questo incipit ci vuol far capire quanto, per gli abitanti dell’Ucraina/Bielorussia sia stato cinico e baro il destino nell’ultimo secolo.
Zona da secoli fertile e produttiva grazie alla presenza di ricche pianure e di corsi d’acqua regolari ,l’Ucraina era detta “Il granaio d’Europa” e come tutte le zone di interesse ha avuto una storia molto travagliata.

Volendo evitare il racconto delle lotte tra il regno Polacco, quello Russo, la discesa degli esuli cosacchi e le guerre con l’Impero Ottomano (qualcuno sta pensando a Cavour, La Marmora e i bersaglieri in Crimea? Ecco proprio loro), gli autori si concentrano sugli ultimi 80/100 anni attraverso i ricordi della famiglia della vecchina mungitrice, e scopriamo così gli avvenimenti dalla prima guerra mondiale, con il conflitto tra l’imperio Russo e quello Austro Ungarico, la Rivoluzione russa, le lotte tra le armate Bianche e quelle Rosse, la vittoria dei bolscevichi, l’avvento dello Zio Baffone, le purghe,la sua repressione dei kulaki (i contadini benestanti e produttivi) che causò il genocidio ucraino, (l’Holodomor una carestia da 7/10 MILIONI di morti), la Grande Guerra Patriotica con le invasioni tedesche,la riconquista russa, e la sovietizzazione.
Povera Nonnina! E ora verrà costretta ad andarsene dalla sua casa, per non tornare mai più per i prossimi due/tremila anni.
Ma le Babuske son cocciute e la situazione si può risolvere solamente in un modo, che sarà il Leitmotiv della puntata, una TT33, uno sparo e l’uccisione di un animale. Bang!

Nel proseguimento della puntata andiamo a visualizzare a cosa servivano le cartoline precetto mandate a raffica nelle case dei giovani sovietici: la gigantesca mobilitazione per la bonifica della zona dell’incidente.
Migliaia di militari furono inviati nella zona per i lavori più vari: dalla gestione degli allontanamenti civili al controllo dei danni, dalla decontaminazione delle superfici attraverso l’utilizzo di liquidi addizionati a tensioattivi e solventi all’annoso problema del reattore quattro, al suo nocciolo ancora aperto e ai detriti altamente radioattivi sul tetto.
Come fare? Con i ROBOT ovviamente! La grande e tecnologica URSS poteva usare le sue competenze tecnico scientifiche per la bonifica. Gibilo e Hurrah pieni di vodka nella sala della gestione crisi!
MA
non andò proprio così.

Furono sviluppati dall’industria e dall’università sovietica circa 60 robot telecomandati per risparmiare ai tovarish liquidatori ulteriore esposizione radioattiva. Il costo totale dell’operazione fu di circa 2 miliardi di Euro attuali.

I progetti includevano il robot STR-1, (sì, il “rover lunare” che non andò mai sulla luna perchè lo zio Sam ci mise piedi per primo) ma sopratutto il Mobot, sviluppato dall’università statale di Mosca una versione più piccola di un buldozzer utilizzato nelle costruzioni, con una bella benna frontale. Poi il patriottico Komatsu D-355W, un mezzo anfibio che non aveva problemi a operare sul fondo del mare, ma ovviamente non poteva resistere all’estremo livello di radiazioni di fino a 10.000 roentgens all’ora e venne fritto dai gamma.

Stessa frittura per i robot MF-2 e MF-3 fabbricati in Germania Ovest, cingolati con bracci meccanici orientabili, studiati apposta per la manipolazione dei materiale radioattivo fallirono miseramente a causa della fragilità dei componenti elettronici e delle interferenze nella guida remota.

Lo stesso funzionario sovietico incaricato della decontaminazione a Chernobyl, Yuri Semiolenko, disse a una conferenza di robotica della CMU nel 1990: “La sfida era di eliminare 100 tonnellate di detriti altamente radioattivi dal tetto. Sfortunatamente, non siamo stati in grado di decontaminare il tetto senza utilizzare principalmente il lavoro manuale. ”

Infatti, la bonifica dei tetti richiedeva più abilità di quelle che i robot potevano fornire,e questo problema portò infine le autorità a inviare soldati “volontari” per eseguire la maggior parte dei lavori di decontaminazione, I BIOROBOT .

Qui c’è l’ennesimo ricorso della storia, i veri Robot inventati da Čapek erano infatti uomini artificiali organici non meccanici, esattamente come i soldati sovietici:

“Dentro in 90 secondi, detriti oltre la balaustra,al suono della campana fuori”
“Ho servito l’Unione Sovietica!”
Sipario.

A proposito, che fine hanno fatto gli altri servitori? I prodi minatori di Tula? Chissà!

Altri militari altra situazione.
Come eliminare migliaia di animali pesantemente contaminati da Iodio e Cesio radioattivo? Ovviamente alla russian way. L’inossidabile Mosin–Nagant, 7,62 x 54 R e pedalare.

L’abbattimento dei selvatici e sopratutto dei domestici fu sistematico e impegnò centinaia di militari, specialmente reduci della fallimentare campagna afghana, in una sorta di campagna riparatrice a pagamento. Nella puntata vediamo mutare con la guida del navigato Bacho il giovane Pavel da ragazzino spaventato a rassegnato esecutore d’ordini, e vediamo gli sceneggiatori, dopo averci fatto assistere all’atroce morte di esseri umani che si decomponevano davanti ai nostri occhi da vivi , nascondere con moderna ed occidentale “pietas” le uccisioni di cagnolini indifesi, per non andare incontro alla furia animalista.
Altra e più edulcorata rappresentazione della mentalità sovietica della cieca obbedienza agli ordini e alla rassegnazione dettata dal regime oppressivo.

Quindi Ricapitoliamo:
Cosa abbiamo?
Una Centrale Nucleare esplosa, con opera di bonifica a buon punto grazie all’abnegazione di un intero popolo, le vittime dirette od indirette affrontano la loro situazione con rassegnazione e dolore. Ma manca ancora l’attore principale.

Che diamine è successo il 26 aprile 1986 alle ore 1:23 circa nel reattore 4 della centrale Vladimir Il’ič Ul’janov Lenin di Chernobyl?
Capiamo dallo scambio finale tra Legasov,Shcherbina e la Khomyuk avvenuto in gran segreto in un edificio dell’ormai spettrale Pryp”jat’ che TUTTI i reattori RBMK-1000 hanno un difetto progettuale che può portare ad incidenti terribili, ma la ragion di stato non lo può ammettere perchè l’Unione Sovietica non sbaglia, MAI.

Che cosa dirà Legasov alla riunione della IAEA?
Lo scopriremo nell’ultima puntata di questa splendida serie, e vedrò di dare una bella spiegazione finale di “come causare una catastrofe nucleare in poco più di due ore di incompetenza sovietica”.

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